La terapia
per mezzo del cavallo può essere definita come “un complesso
di tecniche rieducative utilizzate per l’ottimizzazione dei danni
motori, sensoriali, cognitivi e comportamentali, attuate attraverso la
pratica di un atività ludico-sportiva che ha come mezzo il cavallo”
(Bisi, 1985).
La riabilitazione equestre si diversifica, in rapporto alle finalità
ed agli obiettivi, in ippoterapia, equitazione terapeutica, equitazione
presportiva. Il "mezzo terapeutico" è il cavallo: non
uno "strumento meccanico" ma un essere vivente in grado di relazionarsi
con il Paziente con modalità del tutto particolari. Essa migliora
le condizioni cliniche del disabile nelle aree dell’equilibrio,
del controllo posturale, della mobilità articolare e del tono muscolare,
della coordinazione e dell’organizzazione spazio-temporale ed ha
effetti benefici a livello psicologico e sociale. Il contatto con un animale
e il meccanismo ludico, cioè il gioco e il divertimento che si
può avere rapportandosi con esso, spezza spesso l'isolamento dei
bambini con scarse interazioni sociali e difficoltà di comunicazione.
E’ indicata nel settore delle disabilità delle lesioni neuro-motorie,
nel campo dei disturbi dell’età evolutiva e nei disturbi
comportamentali. Le sue principali indicazioni sono:
Sindromi da lesioni cerebrali come paralisi cerebrali infantili,
traumi encefalici, sclerosi multipla.
Sindromi da lesioni del midollo spinale e del sistema nervoso periferico
come spina bifida e paralisi ostetriche
Tra le altre indicazioni troviamo:
sindromi di ritardo maturativo dello sviluppo psicomotorio;
disturbi dello sviluppo: assenze o carenze dello sviluppo del linguaggio,
alterazione delle funzioni affettive e intellettive;
psicosi infantili: autismo primario e secondario, sindrome di Asperger,
stati borderline, stereotipie motorie, isolamento;
turbe sensoriali;
patologie ortopediche: dismorfismi scheletrici, cifosi, scoliosi;
sindrome di Down;
Tossicopendenza;
Anoressia e Bulimia;
Il cavallo viene utilizzato in medicina sino dall'antichità, infatti
già nel II secolo a.C., ad esempio, l'equitazione veniva consigliata
per risolvere problemi d'insonnia, come cura dell'epilessia e come trattamento
riabilitativo in diversi casi di paralisi. Ma è solo dopo la prima
Guerra Mondiale che l'ippoterapia viene riconosciuta ufficialmente dalla
scienza medica. Attualmente la riabilitazione equestre è praticata
in almeno ventisei paesi del mondo; in Italia viene attuata secondo un
approccio globale che pone le sue basi sull'interrelazione tra disabile,
cavallo e terapista, senza escludere a priori nessun tipo di handicap.
La particolare andatura del cavallo oltre a rinforzare e a migliorare
la tonicità della muscolatura, rievoca la cadenza umana, con grande
beneficio per chi non è in grado di camminare. La posizione assunta
dal cavaliere in sella migliora l'allineamento capo-tronco-bacino e l'equilibrio,
e nei soggetti spastici stimola il rilassamento degli arti. Oltre a favorire
la scioltezza e la coordinazione dei movimenti, condurre il cavallo costringe
il disabile a migliorare i tempi di attenzione e di reazione. L'essere
a contatto con un animale, per sua natura imprevedibile e che reagisce
soprattutto ai segnali inconsci di chi lo sta guidando, stimola un serie
di attività intellettive come concentrazione, memoria, stabilità
emotiva, tranquillità e fermezza di carattere; ed è proprio
attraverso la scoperta e lo sviluppo di tali doti che il portatore di
handicap, generalmente isolato e poco responsabilizzato, riesce a migliorare
il rapporto con se stesso e con gli altri e soprattutto ad acquistare
maggiore autonomia.
La cura del cavallo dopo la seduta, parte integrante di questa terapia,
sollecita movimenti finalizzati, migliora la coordinazione delle mani
e delle braccia, e permette al disabile, tramite un costante rapportarsi
all'animale, non solo di acquisire coscienza di se stesso come realtà
individuale, ma di appropriarsi anche del proprio schema corporeo.
L'incontro con l'animale
Non capita spesso di trovare una persona che ci ami incurante del nostro
grado intellettivo, prestanza fisica, potenzialità produttiva.
Nel comportamento dei cavalli e di altri animali troviamo aspetti che
vanno proprio in questa direzione, e a questa già enorme potenzialità
di amore si aggiunga tutta una serie di altre azioni positive.
La presenza di un animale favorisce l'acquisizione di un senso di responsabilità:
un essere vivente che dipende da noi e dalle nostre cure, esige una presa
di coscienza dei nostri doveri. In questo senso un animale può
essere un efficace supporto alla crescita e alla maturazione di un bambino,
uno stimolo valido per riacquisire una immagine positiva di se e del proprio
valore.
Le principali cause degli effetti terapeutici sono riconducibili ad alcuni
elementi.
Legame uomo-animale: il contatto corporeo ed il rapporto che s'instaura
con il cavallo sono importanti canali emozionali attraverso cui il Paziente
acquisisce controllo e fiducia in sè.
Esercizio fisico: l'attività equestre coinvolge diversi muscoli
e sollecita più sensi, inoltre garantisce un miglioramento dell'apparato
respiratorio e cardiovascolare.
Andatura con movimento tridimensionale: le ondulazioni provocate dal movimento
tridimensionale durante la marcia del cavallo stimolano la coordinazione
motoria del Paziente e sollecitano l'elasticità dei dischi intervertebrali.
Equilibrio: il movimento del cavallo, determinando continui spostamenti
del baricentro del cavaliere, stimola il senso dell'equilibrio.
Stimolazione neuromuscolare: il cavaliere riceve stimoli neuromuscolari
efficaci sul rilassamento fisico e mentale.
Stimoli sensoriali ed affettivi
Uno degli aspetti sicuramente più interessanti di questa terapia
consiste nella straordinaria quantità di stimolazioni sensoriali
che il cavallo è in grado di assicurare.
Andare a cavallo coinvolge ben sei elementi sensoriali simultaneamente:
il Paziente riceve stimoli acustici, visivi, olfattivi, ma soprattutto
riceve intense stimolazioni tattili, vestibolari (per l'equilibrio) e
propriocettive.
E' inoltre un valido stimolo affettivo ed un incentivo alla comunicazione.
L'ippoterapia offre ai bambini Down la possibilità di riabilitarsi
psicofisicamente con modalità del tutto naturali ed armoniche,
riducendo gli effetti di stress a cui spesso questi bimbi sono sottoposti
proprio nell'intento di seguire diverse programmazioni ed interventi riabilitativi,
che peraltro giovano ad altri fattori.
Il contatto che il bambino stabilisce con l'animale diventa un ponte attraverso
il quale entra spontaneamente in rapporto con le realtà.
L'esperienza di emozioni sul dorso di un cavallo mette in correlazione
il bambino con le sue sensazioni non verbalizzate: in pratica sperimenta
emozioni ed impara a riconoscerle guidato dalla sua sensibilità,
che incontra appieno quella di un animale sensibilissimo come il cavallo.
PRESUPPOSTI SCIENTIFICI
Per garantire qualità ed alta professionalità vengono sottoriportati
studi scientifici che dimostrano l’utilità dell’ippoterapia.
L’effetto terapeutico della riabilitazione equestre si basa sul
particolare rapporto dialettico che si instaura tra il soggetto ed il
cavallo, fondato su un linguaggio prettamente motorio, ricco di sensazioni
piacevoli e rassicuranti, estremamente coinvolgenti sotto il profilo emotivo.
Fino dalle fasi iniziali, a terra, la conoscenza dell’animale e
del suo ambiente, il suo accudimento rappresentano la concretizzazione
di quelle fantasie particolari evocate dal cavallo in quanto animale fortemente
simbolico del super-io, contribuendo ad instaurare senso di fiducia e
di sicurezza, che troveranno ancora maggiore stimolazione nella fase successiva
del montare a cavallo.
L’assetto specifico del montare a cavallo rappresenta una vera e
propria correzione globale contro gli schemi posturali patologici (abduzione,
semiflessione ed extrarotazione delle anche oltre alla flessione delle
ginocchia e delle caviglie contrastano la tendenza alla estensione, all’adduzione,
all’intrarotazione, all’equinismo).
Il movimento ritmato ed oscillatorio tipico del cavallo determina sul
paziente una molteplicità di stimoli afferenti sensoriali e sensitivi,
in specie propriocettivi, che interessano il bacino, il rachide e i cingoli
con stimolazione dei sistemi di equilibrio e dei meccanismi di raddrizzamento
e di coordinazione.
Nel progredire del percorso riabilitativo, ove questo sia possibile, aumenta
la capacità di progettare ed organizzare il movimento (conoscenza
spazio-tempo), il controllo della propria emotività, il sentimento
di fiducia e di autostima, l’inserimento sociale.
Per entrare ulteriormente nello specifico è bener ricordare che
le indicazioni della riabilitazione equestre abbracciano campi della medicina
anche molto diversi tra loro; per semplicità le divideremo per
aree specialistiche di appartenenza.
In campo neurologico è indicata in:
• esiti di traumatismo cranio-encefalico sia per controllare il
tono posturale che per abbandonare schemi motori globali, di massa a favore
di movimenti finalizzati, coordinati e più precisi; risulta utile
in questi casi anche per migliorare le difficoltà cognitive, il
controllo spazio-temporale e della emotività
• sclerosi multipla, al fine di migliorare il controllo del tono
posturale, dell’equilibrio statico e dinamico, la funzione visiva
e l’orientamento spaziale, nonché la sensibilità e
la coordinazione
• esiti di paralisi cerebrale infantile, allo scopo di modificare
il pattern posturale da estensorio a flessorio, con controllo del tronco
e degli arti inferiori, ridurre l’ipertono, favorire l’equilibrio.
In campo psichiatrico è
indicata, per gli effetti cognitivo, comportamentale, relazionale e del
linguaggio in:
• forme di vario grado e tipo di insufficienza mentale
• autismo
• schizofrenia
• sindrome di Down
• diversi disturbi del linguaggio.
In campo ortopedico-traumatologico
è indicata in:
• forme algiche post-traumatiche e stabilizzate del rachide dorso-lombare
(limitatamente all’andatura al “passo”)
• la coxartrosi in fase iniziale
• gli esiti a distanza di displasia lieve delle anche.
Esistono anche delle controindicazioni
alla riabilitazione equestre che vanno valutate nel singolo caso, sia
come patologia associata, sia come grado o livello della malattia principale.
Schematicamente si può indicare non indicata nei soggetti che hanno
instabilità o malformazioni del rachide, scoliosi gravi, miastenia,
atassie gravi, fragilità ossea. Ugualmente controindicata nelle
patologie psichiatriche in cui siano presenti fobie, sia per l’animale
che per l’altezza, gli attacchi di panico, gli scompensi acuti,
le crisi epilettiche frequenti.
L’esperienza di tanti anni di riabilitazione ha portato gli operatori
del Centro Addestramento Sicilia di Castellana Sicula, i Genitori ed anche
i Volontari a non accontentarsi più dell’utilizzo piacevole,
ludico e ricreativo dell’ "andare a cavallo", ma a sfruttare
tutte le possibilità che i nostri generosi cavalli offrono per
fare dei ragazzi-allievi veri "adulti", sicuri di se e contenti
dei propri risultati ottenuti con grandi sforzi, ma anche con grande senso
di realtà.
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Mamola
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